Caravaggio a Napoli - Penelope Filacchione

18 dipinti  più uno. Questa è la mostra napoletana di Caravaggio, ma che mostra!

Di questi, sei i dipinti di Caravaggio: le due Flagellazioni di Napoli e Rouen, le due Salomè con la testa del Battista di Madrid e Londra, il San Giovanni Battista della Borghese, il Martirio di sant’Orsola da Napoli, palazzo Zevallos.

L’ “uno” è il dipinto sull’altare della Cappella del Pio Monte della Misericordia, formidabile con il suo angelo della misericordia in spericolato volo verso l’osservatore.

In dialogo con questi, altri dipinti di maestri quali Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Louis Finson, a segnare i reciproci scambi tra l’artista lombardo e i maestri già attivi in città durante quei diciotto mesi totali della permanenza di Caravaggio a Napoli nel periodo dei suoi spostamenti tra il 1606 e il 1610.

La mostra napoletana è anche l’occasione per fare il punto sui numerosi approfondimenti scientifici scaturiti dalla grande mostra delle Scuderie del Quirinale del 2010: alla curatrice Maria Cristina Terzaghi il merito di aver dato spazio a giovani studiosi, anche non accademici, che hanno portato una ventata di aria nuova nell’approccio scientifico all’opera di uno dei mastri più studiati della pittura italiana.

Quella dopo la fuga da Roma è una fase delicata della vita di Caravaggio: all’epoca del primo arrivo parenopeo l’artista era tra i più celebri del momento, era richiesto, blandito dai collezionisti, coccolato dai nobili committenti. Sicuro che la questione dell’ 'incidente' con Ranuccio Tommasoni si sarebbe risolta facilmente. Ottimismo fondato, dato che la giustizia dell’epoca era connessa al favore che si godeva presso i potenti. Allo scadere di quattro anni, di tante peregrinazioni attraverso la Sicilia, dopo la fuga da Malta, la situazione era ben diversa e possiamo immaginare il nostro artista ben più preoccupato, alle prese con eventi che sembravano sempre sfuggirgli di mano.

Come sappiamo Caravaggio non ha tenuto una scuola, ma di sicuro ha fatto scuola, essendo il protagonista della disputa tra vero e naturale, tra classicismo e tenebrismo: passati quattrocento anni possiamo ben dire che, nonostante le accademie dell’epoca propendessero per il classicismo di derivazione bolognese - giusta misura tra l’insegnamento di Raffaello e il coinvolgimento emotivo richiesto dalla pittura ormai avviata al barocco  - il pubblico ha furoreggiato e furoreggia per il vero caravaggesco e fiammingo. Napoletano. E non solo perché sia ‘facile’ per i più, ma perché ha  qualità e capacità narrative straordinarie, coinvolgenti, attuali in ogni epoca. In una parola, le opere di Caravaggio rispondono a tutti i requisiti del capolavoro. Tanto basta per fare grande una mostra benché piccola nelle dimensioni, riportando a casa le opere del lombardo in un museo tra i più ricchi del mondo. (p.f.)

ArtSharing Roma visiterà la mostra Caravaggio a Napoli il 12 luglio 2019.

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