Un tè in galleria. Storia dell'arte 'in giallo': Raffaello e la mappa di Roma. Domenica 24 nov h.17.00

Storia dell'arte in giallo per i cinquecento anni dalla morte dall'artista: un libro scomparso, la storia di un'amicizia e tanto altro. Un Raffaello inedito con Penelope Filacchione

Tanti grandi antichi e tanta lunga età occorsero alla costruzione di Roma; tanti nemici e secoli occorsero a distruggerla. Ora Raffaello cerca e ritrova Roma in Roma: cercare è di uomo, ma ritrovare è di Dio”.

Celio Calcagnini, 1520

(Epigramma in occasione della morte di Raffaello)

Roma, 1508: la città è in fermento. Giulio II, impegnato su ogni fronte per ristabilire con tutti i mezzi il primato della sua famiglia e del papato rispetto alle sempre più forti signorie d’Italia, si pone nei confronti dell’Urbe come un novello Augusto; interi quartieri vengono ammodernati, ridisegnate le strade, ricostruiti palazzi. Sembra anzi che ogni notabile legato alla curia voglia gareggiare con il papa nel progettare, rimodernare, ciascuno coinvolto nell’ansia generale di contribuire al disegno del pontefice guerriero. Ma nessun edificio potrà essere all’altezza della nuova fabbrica papale, il grandioso progetto che ridisegna i palazzi apostolici e che osa addirittura stravolgere la plurisecolare memoria di san Pietro: rinato Costantino, nuovo fondatore della Roma Cristiana, nulla sopravvive del vecchio nelle ambizioni di papa Giulio.

Quale luogo è più opportuno di Roma ad un giovane artista che voglia farsi strada nel mondo? E venticinque anni non sono pochi, per un artista dell’epoca. Tanti ne aveva Raffaello quando, forse per l’amicizia con Donato Bramante – così riferisce il Vasari - , forse per i buoni uffici di Agostino Chigi, riesce finalmente salire sul carro dei tanti progetti papali. Un anno di lavoro e già nel 1509, scoperta la prima stanza del nuovo appartamento di Giulio II, Raffaello è artista acclamato: riceve dal papa un incarico ufficiale – Scriptor Brevium Apostolicorum, ruolo che era stato dell’Alberti e che richiedeva una buona cultura umanistica– e uno stipendio.

Negli anni seguenti Raffaello accumula commissioni, amicizie e sogni: tra tante conoscenze, il destino volle che a Roma incontrasse Baldassarre Castiglione. Di cinque anni più grande di Raffaello, era già avviato sulla strada della diplomazia.

Nel 1513, alla morte di Giulio II, una scelta prudente indusse il conclave ad eleggere un fiorentino: Leone X de’ Medici era rappresentante di una grande famiglia, ma estraneo alle dispute sorte tra i della Rovere e i Gonzaga attorno a Mantova, Bologna, Urbino.

L’elezione del nuovo papa introdusse un cambiamento anche nelle carriere di Raffaello e di Baldassarre Castiglione. L’artista, stranamente, pur lavorando moltissimo per conto delle corti italiane, non riceve nuove commissioni pontificie: la sua attività sembra  concentrarsi attorno agli incarichi pubblici ed agli studi eruditi.

Il 27 Agosto del 1515 Leone X firma un breve in cui Raffaello è nominato “Commissario alle Antichità”: l’incarico ha lo scopo preciso di impedire la distruzione dei marmi con le iscrizioni epigrafiche. Difficile valutare quanta pressione dello stesso artista e dei suoi dotti amici sia dietro alla decisione del pontefice, e quanto invece sia derivata dalla sensibilità dello stesso papa, discendente da una famiglia di famosi collezionisti di antichità.

Negli ultimi tre anni della sua vita Raffaello concretizzò un progetto: la redazione di una grande pianta di Roma con la ricostruzione dei monumenti, divisa in tre fasi sulla scorta degli storici latini. Una pianta della città romulea, una della città serviana e una della città imperiale, divise in regioni secondo la topografia antica, con tavole dei singoli edifici, nozioni tecniche circa il rilevamento dei monumenti e commenti eruditi. Questa pianta fu stampata e raccolta in un libro che fece un enorme clamore, presentato al papa Leone X con una bellissima lettera che ci è arrivata:

"[...] Ma perché ci doleremo noi de’ gotti, de vandali e d’altri perfidi nemici del nome latino, se quelli che, come padri e tutori, dovevano difendere queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno atteso con ogni studio lungamente a distrugerle e a spegnerle?"

Chi era l'autore della lettera? Lo stesso Raffaello o qualche erudito della corte papale? E il libro che fine ha fatto? 

A volte la realtà supera la fantasia e la storia dell'arte può essere un vero giallo.

Info pratiche

24 novembre ore 17.00 con Penelope Filacchione

Quota di partecipazione 12 Euro soci, 15 Euro ospiti occasionali inclusa consumazione (tè e dolce)

Prenotazione obbligatoria

Contatti:  338-9409180 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per raggiungere la galleria con il trasporto pubblico: bus 44 (fermata Di Donato/Amadori a 100 metri passando per via Amadori), tram 8 (fermata Ravizza 800 metri passando per via di Monteverde, via Giulia di Gallese, via di Valtellina) bus 31 e 33 (fermata Fermi C. su via dei Colli Portuensi, 600 metri passando per  via Antonio Paolucci).

Garage in via Giulio Tarra 12

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